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GIAN PAOLO TOMASI
Articolo di Daniele Cascone | Data: 20 Novembre 2005 | Link correlati all'articolo | Ultimi commenti ricevuti (10)
Gian Paolo Tomasi è nato a Milano e ha una lunga esperienza nel mondo fotografico, brevettando anche negli anni '80 un processo di stampa innovativo chiamato "Phototransfer". Ha lavorato con le maggiori agenzie pubblicitarie e con molti nomi importanti della fotografia, italiana ed estera. Con l'avvento dell’era virtuale, che rappresenta un passaggio epocale nell’arte, approfondisce la sua ricerca nel campo del digitale. Nel 2000 crea per conto di GQ le prime sette modelle virtuali che susciteranno scalpore e otterranno molto successo. Nel 2004 inizia la sua esperienza con il mondo dell'arte e delle gallerie, presentando le sue opere in diverse mostre. Nel 2005 approda anche alla mostra conclusiva della XIV Quadriennale di Roma.

Ilary, la grande odalisca - © Gian Paolo Tomasi

Daniele Cascone (per Brain Twisting): Ciao Gian Paolo. Puoi parlarci un po' di te, dei tuoi inizi e di come sei arrivato alla situazione attuale?

Gian Paolo Tomasi: Una profonda passione per il mondo della fotografia cattura una mente giovane e ribelle come la mia. Erano I primi anni '70.
Di giorno frequentavo il liceo artistico Hajech a Milano e intanto sbarcavo il lunario come assistente nello studio fotografico di Gianluigi Gusmaroli. 5 anni dopo fondavo la mia prima società specializzata nel ritocco e nell'elaborazione fotografica.
Fine anni '80 brevettavo con il sostegno tecnico ed umano di mio fratello Roberto il Phototranfer: un innovativo processo di stampa fotografica che ci ha permesso di collaborare con e per i grandi maestri della fotografia nel mondo. Inizialmente in Italia, successivamente in Francia ed America.
Ricordo che trascorsi un periodo cercando di sensibilizzare amici grandi fotografi, al passaggio verso il digitale, pregandoli di prendere in considerazione l'opportunità, lo strumento sicuro di essere testimone di un passaggio epocale in una nuova era, quella virtuale.
Era molto importante per me trovare chi, fra i grandi, sarebbe stato pioniere, riversando tutto il sapere, l'esperienza in un nuovo mondo, tutto da esplorare.
Ricordo con emozione uno degli ultimi incontri che si rivelò poi decisivo.
Avevo preso l'aereo ed ero tornato a trovare il maestro Irving Penn nel suo studio di New York. Mi ascoltò con grande attenzione e dopo una lunga disquisizione sull'avvento del digitale e di tutte le sue ipotetiche applicazioni affermò con una certezza lucida e definita degna della sua persona e del suo operare che se ci fosse stato qualcuno in grado di fare il grande passo, bene quello non potevo che essere io.
Mi accompagnò alla porta ed abbracciandomi mi diede la sua benedizione.
Fu così che decisi di focalizzare sforzi e ricerca e perseguire l'intento: riappropriarmi dell'intero percorso artistico fotografico ... in digitale, era il 1995. Lunghi pomeriggi trascorsi al Louvre furono per me grande spunto di riflessione. Mi resi conto di come il mondo dell'arte fosse propenso a catalogare, archiviare, dividere, suddividere, etichettare ...
In me sorgeva il desiderio opposto: volevo riunire, compattare, assemblare e sopratutto CONTAMINARE.
Nell'estate del 2000 ho creato sette modelle virtuali. Erano tra la fotografia e la pittura digitale.
Il mensile GQ pubblicò le 7 modelle in 30 pagine. Le televisioni colsero la provocazione e per cinque serate consecutive la notizia passò in prima serata. Cavalcarono le copertine di prestigiose testate internazionali approdando ed ispirando anche Hollywood.
Fu l'esordio. La pubblicità e l'editoria furono per un periodo pane quotidiano.
In parallelo progettavo, sperimentavo, assemblavo, ricercavo, contaminavo confrontandomi con maestri dell'arte, galleristi, critici.
Esattamente un anno fa di questi tempi l'esordio nel mondo dell'arte. Una personale alla galleria Cà di Fra' di Milano. Galleria storica (ex Toselli) attenta e sensibile.
Testo in catalogo del critico, giornalista, curatore Gianluca Marziani. Poi altre personali a Verona, Genova. Una serie di collettive fra cui la mostra conclusiva XIV Quadriennale di Roma. Un'esperienza importante che mi ha permesso di entrare in contatto con moltissimi artisti.
Fondamentale è stato il sostegno della mia compagna, Roberta, che da 11 anni considero una vera musa ispiratrice. E' lei che condurre con zelo l'ufficio stampa e documenta via video l'intero percorso.


Ilary, della serie la tavola dell'Arte - © Gian Paolo Tomasi

Venere seduta con cherubino - © Gian Paolo Tomasi

Michelle, della serie la tavola dell'Arte - © Gian Paolo Tomasi

D.C.: Parlaci del tuo ultimo ciclo di opere "Vernis a Venis" ...

G.P.T.: "Vernis a Venis" non è l'ultimo ciclo di opere ma il primo.
Quando Gianfranco Composti di Galleria Cà di Fra' mi propose una personale, misi insieme un gruppo di miei lavori su Venezia ispirati ai Vedutisti veneziani.
Mi piaceva l'idea di riprodurre architetture e prospettive estranianti. Venezia città d'arte e di grande turismo poteva quindi essere raccontata in modo che raccogliesse in sè sentimenti e sensazioni comuni a tutti i suoi visitatori.
Raccontare la scena scardinando elementi infinitesimali, mantenendo l'atmosfera di fondo, il cuore da cartolina turistica.
Ricreando l'inesistente che si ciba del vero, edificando la versione idealmente plausibile di un luogo certamente impossibile.
I capricci.
Ho stampato personalmente le opere su tela di cotone con pigmenti puri.


Verso Piazzale Roma il sommergibile - © Gian Paolo Tomasi

Caravella sul Canal Grande - © Gian Paolo Tomasi

D.C.: Paragonando i tuoi lavori più recenti rispetto a quelli degli esordi, hai apportato delle differenze nello stile, nel modo di lavorare e anche nei concetti?

G.P.T.: Come già dicevo sono solo all'inizio, l'esordio risale appena ad un anno fa.
In ogni caso, fare arte contemporanea significa per me, essere su un binario di costante ricerca.
Non mi preoccupo di giudicare se vi siano differenze di stile o meno, preferisco siano gli altri a farlo.
Nei lavori propongo tematiche a volte molto provocatorie per invitare ad una maggior presa di coscienza.
Non propongo soluzioni ma riflessioni, spesso domande.

D.C.: Prima hai accennato alle tue esposizioni. Facendo il punto della situazione su queste tue eseprienze, che conclusioni ne trai?

G.P.T.: Straordinarie e fondamentali, un luogo di confronto-incontro, la possibilità di conoscere artisti, galleristi, critici, collezionisti e gente comune è fondamentale. Tener conto della gente, incontrarla, ascoltarla conoscerne i gusti è fonte di grande ispirazione contemporanea. Non ti pare?

D.C.: Assolutamente! Hai trovato dificoltà particolari ad esporre opere digitali nel circuito più "tradizionale" delle gallerie d'arte?

G.P.T.: Mi sono avvicinato al mondo delle gallerie all'inizio degli anni '80; avevo lo studio in via del Carmine a Milano a cinquanta metri dall'Accademia di Belle Arti e a venti dalla galleria Toselli diretta da Franco Toselli e Gianfranco Composti. Andavamo a pranzo nello stesso ristorante il Radeschi.
E' allora che ho comprato il mio primo quadro: uno Schifano meraviglioso! Sono passati 23 anni e la galleria Cà di Fra' diretta dalla famiglia Composti mi ha invitato ad esporre la mia prima personale.
La vera difficoltà è decidere di apparire, di esporsi ai giudizi in prima persona.
E' bene che l'artista sia pronto e consapevole di ciò che lo aspetta; ha bisogno di rimanere sereno. Un vero gallerista sa riconoscere questo tipo di maturità nell'artista.
Io l'ho deciso nel Maggio del 2004.

D.C.: Uno strumento che oggi ha contribuito molto alla diffusione del digitale è certamente la rete. Proprio per la sua caratteristica "virtuale" è il luogo più adatto a diffondere opere della stessa natura. Come vedi Intenet e il tuo rapporto con esso?

G.P.T.: La rete serve per pescare: ... idee.
Da buon velista navigare nell'oceano di Internet è indispensabile per me, da questo oceano si può attingere quello che si vuole. Internet è il mare più pescoso del mondo.


Graffiti e Chiromante - © Gian Paolo Tomasi

Monoteismo - © Gian Paolo Tomasi

D.C.: Concentrandoci sulla questione "Arte Digitale", solitamente faccio una distinzione tra quella che c'è in rete e quella "ufficiale" che troviamo nelle gallerie e nei magazine. Spesso sono due mondi separati, con regole e modi di intendere l'arte divergenti. Sei d'accordo su questa considerazione che ho appena espresso? Come vivi questa cosa?

G.P.T.: Undici anni fa un noto gallerista di arte contemporanea mi disse che la fotografia non avrebbe mai raggiunto il livello della pittura e della scultura e che sarebbe rimasta al suo scopo originario: documentare. Guarda ora dov'è!
Bisogna dare alle cose il tempo di essere: quando arriva l'uragano è il caos, poi gli uomini trovano il modo di ordinare tutto ad un livello superiore.
Accade anche in natura.
Col digitale siamo nell'occhio del ciclone, dobbiamo aspettare che passi prima di fare ordine. Non amo fare distinzioni tuttavia mi rendo conto della necessità odierna del mercato dell'arte, anche questo sta subendo trasformazione e si adeguerà ai tempi.
Ho partecipato ad una esposizione europea via Internet: plot.@rt.europa curata da Ganluca Marziani e Massimo Lupoli attualmente in corso.
Credo che iniziative di questo tipo si diffonderanno sempre più e vendere opere via Internet sarà sempre più facile e diffuso, non ci sarà più distinzione fra rete e galleria ...
Tutto si fonde, parola d'ordine: contaminare!


Pax et Sex Ora - © Gian
Paolo Tomasi

D.C.: Come pensi debba comportarsi un artista digitale che voglia muoversi fuori dal "virtuale"? Ci sono problematiche determinare da affrontare (stampe a tiratura limitata, promozione, qualità dei supporti)?

G.P.T.: Come dicevo: prima di tutto l'artista dovrà decidere di apparire; è molto importante ... la gente, tutta la gente, deve sentire che tu ci sei per scelta consapevole non perchè ti ci hanno portato.
Poi scegliere per la produzione dei propri lavori quegli artigiani che hanno saputo riversare l'esperienza chimico-fisica nel digitale senza rinnegare nè ancorarsi al passato e con grande entusiasmo per il futuro.
Personalmente amo produrre le opere di persona; oggi questa meravigliosa tecnologia me lo permette. Mi sono appropriato di tutto il gesto artistico: scatto le foto, le dipingo con Photoshop, le stampo su tela con pigmenti puri, quelli per i tessuti per intenderci e monto le tele su telaio.
Ogni mia opera è un pezzo unico, se vogliamo fare pittura mediale dobbiamo essere onesti e coerenti; i multipli sono una caratteristica che appartiene ad un altro ambito: l'arte grafica e fotografica.
Per promozione cosa intendi?

D.C.: ... ad esempio la promozione su circuiti più classici come magazine, flyer, manifesti, cataloghi ... sono ancora importanti questi canali oppure, nel caso specifico dell'arte digitale, il web sta soppiantando tutto?

G.P.T.: Stiamo vivendo un periodo epocale di grande transizione; nessuno sa quanto potrà durare ... ci vediamo quindi costretti a fare un doppio lavoro. Personalmente scelgo il web ma so di non poter ancora rinunciare a cataloghi, libri e magazine con i quali cerco di intraprendere un rapporto di scambio immagini per visibilità.
Bisogna tener conto che i giovani collezionisti, che sono poi i nostri clienti, prediligono il web, sono più avvezzi all'utilizzo del computer e di Internet. Mentre le sette sorelle collezionano cataloghi, riviste stampate magistralmente con fetiscismo, dipende a chi ci si vuole rivolgere.
Non credo che il web soppianterà in tempi brevi i circuiti più classici, vi sono troppi interessi.

D.C.: La fotografia sta alla base delle tue opere; utilizzi anche altre tecniche per esprimerti? Ti piacerebbe cimentarti con qualcosa di diverso?

G.P.T.: Si! Video e suono ma non lo definirei qualcosa di diverso, piuttosto la fusione dei vari linguaggi visivi tradizionali, moderni, futuri, ciò che mi interessa veramente è trovare un equilibrio armonioso fra loro e dare vita ad un unico essere multivisivo; fiducioso dell'esperienza che sto integrando, ci arriverò presto.

D.C.: C'è qualche autore o una corrente artistica in particolare che ammiri e da cui trai ispirazione?

G.P.T.: Yeshua - Gesù di Nazareth. La legge dell'Antico Testamento vieta di raffigurare Dio con l'aiuto di un'immagine; Gesù, figlio di Dio si rende visibile e si pone come incoraggiamento e sfida per gli uomini anche sul piano della creazione artistica. Infatti da quella straordinaria performance che lo ha visto protagonista è scaturita una fioritura di bellezza senza fine. Le sue parole sono diventate un immenso vocabolario dal quale la cultura e l'arte hanno attinto; anche l'Antico Testamento, alla luce del nuovo, ha manifestato filoni inesauribili di ispirazione ... quale Straordinario Artista!

D.C.: A cosa stai lavorando in questi giorni?

G.P.T.: Ho terminato la mucca vedutista esposta a Firenze fino a fine Gennaio. Cow Parade International Festival 2005. Sono impegnato nella produzione di due nuove esposizioni: una sul paesaggio e l'altra figurativa come tema "La sacralità".

D.C.: ... e i propositi/sogni/speranze per il futuro?

Sono ottimista, questo è un buon momento. Per l'Arte contemporanea c'è molto fermento, nascono nuove fiere specializzate, si vende molto e bene, i galleristi sono felici, eccitati, una mostra dietro l'altra, i musei e le istituzioni comprano volentieri, gli editori di settore raccolgono tanta pubblicità, i critici scrivono ... scrivono. Insomma tutti vogliamo fare Arte.
E Parigi, brucia ...


Mucca vedutista - © Gian Paolo Tomasi

Spider Man in Venice - © Gian Paolo Tomasi
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ULTIMI COMMENTI RICEVUTI
10 Da Lory il 3 Gennaio 2011
robedapazz sei una vera testa do azz
9 Da robbedapazz il 23 Giugno 2010
ma che minchiata!! una contaminazione così sfocata e vuota non l'ho mai vista, comunque c'è di peggio. voto: mediocre
8 Da macha il 23 Luglio 2006
wow,delle foto,delle opere d'arte stupende...ho scoperto questo artista da un ora circa e già mi sembra un genio.wow davvero
7 Da LorPiz il 13 Aprile 2006
Bellissima anche la mostra a Bergamo !
6 Da Lory il 12 Dicembre 2005
Le tue opere sono d'impressionante attualità...e parlano... più di ogni altro .

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