INTERVISTA: MASSIMO GIACON
Articolo di Claudio Parentela | Data: 27 Novembre 2005 | Link correlati all'articolo | Ultimi commenti ricevuti (0) Massimo Giacon si divide dal 1980 tra le sue diverse attività di fumettista, illustratore, designer, artista e musicista. Protagonista sin dai primi anni ottanta come fumettista del fenomeno di rinnovamento del fumetto italiano scaturito da riviste come Frigidaire, Alter, Dolce Vita, Cyborg e Nova Express. Inizia a collaborare nel 1985 con la Sottsass Associati. Prosegue la sua attività nel design collaborando con Matteo Thun, Atelier Mendini, Sieger Design e realizzando progetti per Memphis, Alessi, Philips, Zero Disegno, Swatch e Artemide. Nel 1990 inizia un’attività artistica che lo ha portato a tenere numerose mostre in Italia, Svizzera, Stati Uniti, Grecia, Portogallo e Giappone.
Claudio Parentela (per Brain Twisting): Grande Massimo ... qualcosa su di te ... sul momento e senza pensarci troppo, quello che vuoi tu ... Massimo Giacon: Sono nato a Padova, nel nord est operoso. Geneticamente sono quindi portato ad essere uno stakanovista, ma come tutti quelli che sono riusciti a staccarsi dalla provincia per fare un lavoro che non fosse nel campo dell’abbigliamento, del tessile o degli occhiali sono inquieto, ho cominciato come autore di fumetti, ma anche quell’universo mi stava stretto, per cui alla fine sono diventato un essere polipoide, che salta con disinvoltura dal fumetto all’arte contemporanea, dal design all’animazione, dai videogiochi alla musica. C.P.: La creatività per te in 1 ... in 1000 parole cos’è? M.G.: E’ uno di quegli spazi pubblici e privati che rendono più sopportabile vivere in questa merda di mondo, a parte le droghe naturalmente. C.P.: Tra le tue poliedriche attività artistiche ... al momento di artisticamente cosa stai facendo ... your current projects? M.G.: Sto lavorando a tre progetti diversi legati al fumetto. Il primo è un libro scritto da Mimì Colucci che sto disegnando per Coconino Editore. Il secondo é un personaggio (Zom-Boy) che sto disegnando per una rivista per ragazzi diretta da Daniele Brolli in prossima uscita (fine Ottobre). Il terzo è un altro personaggio (Bogie), pensato per la rivista XL.
C.P.: Influenze artistiche sul tuo lavoro e su di te naturally ... M.G.: A volte citando le mie influenze molti critici fanno degli errori con le date, citano Haring, ma io ho iniziato prima, citano Tim Burton, ma io ho iniziato prima, Lynch, ma io l’ho conosciuto dopo, Depero e I futuristi, ma li ho considerati in un secondo tempo. Le mie influenze vere? Jack Kirby, Romero, De Palma (quello del Fantasma del Palcoscenico), Robert Shekley, Frank Brunner (lo scrittore di “Tutti a Zanzibar”), la fantascienza sociologica degli anni '50, Ballard, il Corriere dei Piccoli, Sergio Tofano, Jacovitti, la Via Crucis, la Bibbia, l’Enciclopedia “Le Muse”, l’espressionismo tedesco, Tristan Tzara, Magnus, Kriminal, Ambrose Bierce, Lovecraft, Radio Alice, Andrea Pazienza, Il Male, Carl Barks, gli Skiantos (quelli del '77), Cronemberg, le trasmissioni televisive con i pupazzi di Valeria Mantegazza, Carosello, gli azionisti viennesi ecc ... potrei andare avanti ad libitum, ma queste dovrebbero essere le influenze principali. C.P.: Musica che ascolti e ti piace ... e quanta importanza ha la musica nel tuo lavoro? ... già ma dimenticavo che sei anche musicista ... vabbè la domanda vale lo stesso, anche se è da stupidi ... ma don’t worry, la shit’s figura la faccio io e non tu ... M.G.: Ho sempre avuto una passione onnivora per la musica, ma con il tempo ho notato una propensione per musiche bizzarre e negative, comunque che veicolino malinconia, cattiveria, isteria, frenesia, anche quando sono pacate, per esempio amo il primo periodo minimalista di Nyman e non sopporto “Lezioni di Piano”. Quando ero piccolo, rispetto ai miei coetanei ho avuto un registratore a cassette molto tardi , per cui ho comprato i miei primi dischi quando avevo già sviluppato un gusto particolare, fatto di piccoli tesori captati nelle pieghe delle emissioni radiofoniche nazionali, la mia hit list personale di quando avevo 9 anni comprendeva “Pop Corn” (uno dei primi brani per solo Moog), la colonna sonora di “Arancia Meccanica “(il Beethoven rivisitato da Walter Carlos) e “This town is not big enough for both of us” degli Sparks. Poi appena adolescente, il mio primo disco comprato fu “Here Come the Warm jets“ di Brian Eno, e non ho mai più trovato un disco così bello. C.P.: Materiali che usi in genere per i tuoi lavori ... pennelli, colori, carte ... softwares ecc ... e altro che non so e che voglio sapere. I segreti/segretissimi artistici ... M.G.: Una volta usavo per i fumetti una tecnica mista che comprendeva Pantone, tempere, chine e matite colorate su carta F4. Oggi disegno su cartacce da fotocopie, scansiono, monto e coloro al computer, è una grande comodità, perché a volte disegno “pezzi” di lavoro anche in viaggio in treno. Dipingo generalmente con acrilici su tela, ma a volte stampo i miei lavori digitalmente su tela, pvc o alluminio, poi ci lavoro con vernici industriali, schiume di poliuretano, medium acrilici che formano superfici rugose e gonfie. C.P.: Usi e abusi ... e quanto abuso fai, se ne fai ... delle nuove tecnologie con e per le tue creazioni. Cosa usi di tecnologico per la tua arte? M.G.: Da più di otto anni uso il computer. A parte i classici Photoshop e Illustrator, non uso invece Painter, non mi piace la simulazione di tecniche tradizionali digitalmente: é un po' come il sesso virtuale, affascinante, ma scopare è tutta un’altra cosa. Ultimamente mi sto appassionando a un programma poco conosciuto dai non addetti, si chiama Z-Brush, ed è un programma di modellazione - pittura tridimensionale dalle incredibili possibilità, da esplorare in campo creativo ed artistico, come del resto il mondo dell’animazione in Flash, che offre un sacco di opportunità a costo zero. Mi piace anche integrare programmi 3D a basso costo come Poser e Bryce (attenzione comunque all’effetto kitsch non voluto dietro l’angolo). La rete, infine, offre una molteplice offerta di programmi grafici sconosciuti ma efficaci, ognuno con una piccola , meravigliosa funzione peculiare tutta da esplorare. C.P.: Mi daresti una definizione del tuo stile? M.G.: All’inizio mi definivo un ”naif elettronico”, ma con il tempo sono cambiato, ho calcolato che attualmente uso circa 7 stili diversi, un po' come il protagonista schizofrenico del videogioco “Killer 7”. A questo punto qualsiasi definizione va bene, magari una di quelle cose trash tipo “schizofonico” oppure “”supercomicartostronzo”. C.P.: Ti piacciono gli underground comics? Chi e cosa leggi? Naturalmente la domanda non vale se non li leggi affatto o peggio odi gli underground comics ... M.G.: Io odiare gli Underground Comics? Bestemmia! A parte il fatto che bisognerebbe dare una definizione di Underground, perché per esempio “Napoleone” quando viene scritto e disegnato da Paolo Bacilieri è un prodotto molto underground , eppure è pubblicato da Bonelli, mentre ci sono tonnellate di fanzine che alla fine sono più predibili del “Giornalino” delle edizioni Paoline (a proposito, lì ci lavora Massimo Mattioli con Pinky, uno dei prodotti più psichedelici dell’ultimo trentennio). C.P.: Anche se poliedrico come sei e ti conosciamo nell’intero universo sconosciuto ... cosa ti senti di più come artista ... cioè ti piace essere di più e di più considerato e nei secoli ricordato come musicista, designer, illustratore, ballerino, camionista, macellaio? ... tell me please ... M.G.: Negli anni ’80 Igort aveva coniato un termine un pò pomposo, ma che definiva molto bene il lavoro che si stava facendo attraversando stili e mezzi differenti: "ingegneri dei media”. Era un termine superomistico, forse il termine più corretto oggi sarebbe “domatore dei media”, si cerca di non farsi divorare dal mezzo, cercando ogni tanto di fargli fare delle cose per cui non è preposto normalmente. C.P.: Abusi e usi l’immaginario pornografico nei tuoi lavori o, peggio ancora, quanta influenza credi abbia nell’arte contemporanea oggi? M.G.: Nei miei lavori ho usato l’immaginario fetish e pornografico come legame con un mondo oscuro. Fino a non molto tempo fa la pornografia, la gomma la pelle, le pratiche sessuali inusuali appartenevano effettivamente a un sottomondo che assumeva dei connotati quasi favolistici, il bosco oscuro al limitare della città, la promessa di piaceri inimmaginabili, una specie di mondo simile alla città nascosta di Cabal di Clive Barker. La realtà è meno mitica, ma il desiderio che il sesso sia vissuto come una pratica di ricerca e di gioco resta. Sono un po' stanco dell’uso che fa l’arte della pornografia in questi giorni, molti genitali ma poca magia. A volte si cerca di essere ironici, ma il sesso è materia rovente, e il passo tra l’ironia e il baratro della goliardia è molto facile. Nella pornografia si cerca qualcosa che non c’è mai, una speranza costantemente delusa, un orgasmo coatto e un po' triste. Probabilmente, tutto sommato è proprio questo che piace.
C.P.: Segui e ti piace e cosa ti piace dell’arte contemporanea? M.G.: Seguo molte cose dell’arte contemporanea, soprattutto gli artisti che si aprono al mondo, e non se ne stanno nella cerchia del club della sega. Il mondo della critica e dell’arte contemporanea è un circolo chiuso e abbastanza ottuso, alla fine di contemporaneo ha solo il fatto che questa gente vive in questo pianeta e in questo tempo. Come diceva in una intervista Nam June Paik “Cosa resterà dell’arte contemporanea dei nostri tempi nel futuro? Certamente non Cucchi, certamente non Clemente. Resterà qualche film, qualche spot televisivo e alcuni videoclip musicali”. Concordo. I miei artisti al momento preferiti sono Michel Gondry e Chris Cunningham, loro si che sono fichi, e non il 70% delle scelte tristi dell’ultima biennale veneziana (sembrava la fiera delle gallerie minori della Spagna). C.P.: Hai esposto i tuoi lavori dove in questi ultimi 30 anni? Get out the names!!!! M.G.: 1990: “10 Quadri” Spazio Romeo Gigli Milano C.P.: Cosa leggi di preferenza e di preferito? M.G.: Anche questa è una domanda difficile a una persona che ormai tra libri e fumetti e se stesso deve prendere delle decisioni di condivisione degli spazi. Diciamo così: ultimi libri letti: “Ti prendo e ti porto via“ di Ammaniti, “L’accademia dei sogni” di William Gibson, “I giorni di Perky Pat” di Dick , “Survivor” di Chuck Palahniuk (spero di averlo scritto bene). Consiglio la lettura di Amis, Chabon e qualsiasi cosa di Landolfi. C.P.: Di cosa hai paura more e more di più? M.G.: Dei Dogmi. Delle fattorie venete. C.P.: Un messaggio per i lettori ... Potrei usare una frase magica di Frank, il personaggio interpretato da Dennis Hopper in “Velluto Blu”, di David Lynch “In dreams, I walk, with you” (era una canzone di Roy Orbison). LINK CORRELATI ALL'ARTICOLO
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