INTERVISTA A SCARFUL
Articolo di Alessio Nunzi | Data: 22 Maggio 2006 | Link correlati all'articolo | Ultimi commenti ricevuti (0) Alessandro Maida (Scarful) è un grafico, artista e art director romano molto conosciuto nell'underground e non solo, grazie alle sue molteplici commissioni e collaborazioni.
Fa parte del Why Style, progetto creativo che affonda le radici in una base artistica legata alla street-art evolvendo in nuove tipologie creative e tecniche.
Scarful: Venivo dall'esperienza del progetto Hateful Graphic Vandals ed una volta chiuso il momento ho deciso di tenere un ricordo, le cicatrici che mi porto dietro ... A.N.: Mi viene spontaneo domandarti che cosa rappresenta e com'è nata quella sorta di chimera, costituita da un maiale e un serpente, che è presente nella maggior parte dei tuoi lavori. Il serpente in alcune religioni è una delle tante rappresentazioni del divino; posso avanzare l'ipotesi che si tratti di una bestemmia figurata? S.: Vada anche per la bestemmia, mi piace. Sicuramente ho una passione per l'iconografia pagana ed anche per gli animali. Anche il logo è nato per gioco: pensavo di usarlo per un progetto che stavo realizzando con gli Zu, poi invece ho deciso che mi rappresentava, viscido e porco! È potente nel suo essere e lo posso modificare come preferisco; inoltre se fai attenzione il collo della bestia sembra una S. A.N.: Leggo sul tuo sito che ti definisci un grafico/artista ed art director. Com'è stato il tuo percorso professionale/artistico? S.: Ho sempre amato disegnare; poi le esperienze al liceo artistico subito seguite da architettura. Quando mi sono accorto che non amavo studiare e stare dietro alle istituzioni universitarie italiane ho deciso di mettermi a lavorare nel campo degli allestimenti museali, lavoro che ho fatto per 4 anni; poi i primi approcci alla grafica: ho imparato da solo facendo nottate su nottate davanti ad un Apple LC, cercando di imparare Photoshop e Freehand. L'interesse è comunque maturato anche grazie al lavoro che svolgevo, sempre a contatto con artisti e curatori. Mi sono documentato, ho studiato quello che mi interessava e poi piano piano ho provato a fare i primi colloqui di lavoro nelle agenzie di comunicazione romane; da li in poi le prime collaborazioni con amici, Hateful, poi gli Zu ... A.N.: Quale autori o progetti segui con più interesse? S.: Mi interesso abbastanza a tutto, sia Pop sia Classico o Contemporaneo.
A.N.: Hai un forte legame con il gruppo musicale nu-jazz Zu. Curi tutta la loro grafica, dal packaging degli album alle locandine dei concerti. Com'è nata questa collaborazione e che cosa ti ha portato? S.: Per due anni circa ho girato con i Gronge, nel loro ultimo periodo. Avevano bisogno di un proiezionista per i live. Mandavo proiezioni in 8mm e diapositive, e allo stesso tempo mi occupavo dei manifesti dei tour. Poi il gruppo si è sciolto per creare il progetto Zu; ho continuato per un altro anno a fare le proiezioni dopodiché ho capito che non servivo più. Potevano tenere il palco tranquillamente da soli. Ho deciso allora di occuparmi solo della parte grafica del gruppo. A.N.: Recentemente hai curato il booklet del disco Ardecore dell'omonimo progetto musicale che vede la collaborazione tra il cantautore folk-blues Gianpaolo Felici, la band Zu e il cantante chitarrista Joeff Farina (leader degli statunitensi Karate). In questo album, che ripropone vecchi stornelli romani, si respira un'aria drammatica pregna d'amore misto a violenza. A cosa ti sei ispirato per la realizzazione di questo particolarissimo booklet? S.:. Ho passato un mese e mezzo ad ascoltare i pezzi ancora da remissare, il progetto era già avviato da tempo. L'ispirazione è venuta dai testi e dal dramma. Non volevo ricreare la solita iconografia romanesca, mi interessava rifare il tutto a modo mio e in quel periodo ero abbastanza preso da alcuni libri di simbologie alchemiche e pagane, poi la passione per i tatuaggi ha fatto il resto. A.N.: Hai dei tatuaggi? S.: Si un pò ovunque ... fatti da Luca Mamone, Giuseppe Ormando e Robie del Santa Sangre Tattoo e da Nello Rossini e Emiliano detto er Vegarap de Battle Royal Tattoo. A.N.: Con un certo retrogusto anni '80 e pregno di trix con lo skate e svariate discipline della street art, dai vita al collettivo artistico Why Style insieme a Joe, Nico, Pane e Stand. Ma che cos'è precisamente? Una parodia all'italiana riprodotta nella vita odierna del vecchissimo film-documentario Wild Style? S.: Il progetto Why Style nasce con l'intenzione di volere andare oltre all'originale modo di interpretare la street art e l'attività artistica legata al writing, con la produzione di opere/cose dove pur essendo presente lo spirito e l'attitudine del manifestare se stessi, secondo una delle principali regole non scritte del writing, che prevede la diffusione del propio nome, come in una auto-propaganda, si includono temi creativi e processi tecnici nuovi. A.N.: La street art, con il passare degli anni, è diventata parte dell'arte "ufficiale", entrando nelle gallerie e abbandonando le strade, sfociando spesso anche nel business. Che cosa ne pensi a proposito? S.: Personalmente odio il termine street art: non mi sento molto legato a questo. Tutto ormai sembra legato al mondo della street art; il fatto che mi piacciano Obey e altri non vuol dire che faccio street art. Non ho mai fatto un treno e mi definiscono un writer, con che criterio non lo so: solo perchè lavoro con dei writer? Penso che fare delle produzioni interessanti sia la cosa più importante, se poi si riesce a farle vedere meglio ancora; al momento il mio modo di intervenire è legato alla strada, produco molti manifesti per eventi/concerti e il mio nome cresce grazie alla presenza del mio logo sulle cose che produco per gli altri, sfrutto i lavori che produco per i clienti per la mia propaganda. Purtroppo il mondo dell'arte contemporanea è molto ghettizzato: le gallerie e i curatori presenti sul territorio nazionale, a parte alcuni casi, mi sembrano solo delle situazioni trendy. Dovrebbero farsi meno pippe concettuali.
A.N.: Graffiti, stencil, adesivi, sono tutte attività urbane praticate sempre di più nel corso degli anni. sono arti definite vandaliche e illegali, punibili dalla legge. Secondo te è proprio questo fattore di "rivoluzione" a rendere la street art così tanto praticata? S.: Mi interessano molto questi fenomeni e vedo anche che ormai sono solo una forma di moda. Ci sono esempi da salvare, ma secondo quale criterio? Sten, qui a Roma per me è un genio dello stencil, molto raffinato e preciso; ma anche i segni lasciati in modo indegno spesso mi attraggono allo stesso modo. (l'intervista continua su Pizzalossa n. 2: Illegalità) Tra pochi minuti inizierà il coprifuoco. Non vi resta che rimanere comodi scaricando questo numero di Pizzalossa lanciandovi nell'illegalità senza il rischio di essere arrestati. LINK CORRELATI ALL'ARTICOLO
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