INTERVISTA A GLENN MOUST
Articolo di Daniele Cascone | Data: 21 Settembre 2007 | Link correlati all'articolo | Ultimi commenti ricevuti (0) Glenn Moust, Danimarca, è sicuramente già noto ai più attenti lettori di Brain Twisting. Nelle sue immagini mescola tutto ciò che trova intorno a sé, utilizzando tecniche come il collage e la pittura. Grazie alla rete ha avuto molta visibilità e, di conseguenza, la possibilità di collaborare con altri artisti. Le sue immagini rispecchiano bene la sua passione per il vintage, che si fonde sapientemente con una forte componente stilistica proveniente dalla strada.
Trattandosi di un artista non italiano, quella che segue è la traduzione dell'intervista fatta in inglese. Daniele Cascone (per Brain Twisting): Ciao Glenn! Cominciamo con l'intervista: vuoi presentarti? Interessi, formazione e lavoro? Glenn Moust: Vivo sulla costa occidentale della Danimarca, in un posto chiamato Esbjerg, con mia moglie e mio figlio. I miei interessi principali sono l'arte, la musica e i viaggi, ma preferisco anche trascorrere tanto tempo cercando roba vecchia per la mia arte. Per esempio poster, magazine ... e ogni altro genere di bizzarria. Mi piace anche leggere testi sul passato, guardare film horror e il calcio in TV. Adoro il calcio e seguo in particolare il Napoli, la mia squadra preferita.
D.C.: Vedo che hai uno stile molto influenzato dalla street art. Quanto ti sei ispirato ad essa? G.M.: Sicuro, prendo molta ispirazione dalla street art. I poster e i graffiti mi motivano parecchio. Gran parte della street art dei nostri giorni è davvero bella. Mi piace la sua estetica e anche il modo ironico con cui spesso il messaggio viene veicolato. E' qualcosa che ci aiuta a comprendere meglio il mondo e la società in cui viviamo. Mi piacciono anche le cose del passato. Roba vecchia. Libri, riviste, cartoline. Cose scritte o stampate anni fa, dove il tempo ha lasciato il suo segno. Carta ingiallita, schizzi e angoli stropicciati. D.C.: Come hai iniziato a realizzare questi collage? G.M.: Suppongo di aver cominciato nel 1993, durante un lungo viaggio in Grecia. Il mio intento iniziale era di rilassarmi e di non fare assolutamente niente. Ma dopo un po' cominciavo ad annoiarmi ed è stato naturale andare a comprare carta e pennarelli per vedere cosa ne usciva fuori. E' così che ho iniziato realmente. Mescolando i miei disegni insieme alla roba trovata per strada. Provando a fare schizzi che successivamente avrei dovuto rielaborare su tela, una volta tornato in Danimarca. Invece, quando poi sono rientrato a casa, ho iniziato a realizzare collage e dipinti. E da allora, spero che le cose si siano sviluppate in meglio. D.C.: Puoi spiegarmi come realizzi un tuo lavoro-tipo? G.M.: Si comincia con un'idea. Potrebbe essere anche qualcosa di vago, ma tutto è sempre iniziato con alcuni tipi di pensieri. Successivamente provo a raccogliere del materiale per fissare l'idea su cui voglio lavorare. Poi faccio uno strato di vecchi giornali per creare un supporto abbastanza rigido. Creo anche uno strato di pasta per modellazione, in modo da poterla incidere e scriverci qualche testo. Uso anche del petrolio. La tecnica che adotto nell'uso del petrolio l'ho scoperta accidentalmente quando una volta, spargendolo su un pezzo di carta, mi accorsi come le immagini trapassavano dal lato opposto.
D.C.: Ho visto su Internet tanti artisti che lavorano con il collage. Pensi che la rete abbia aiutato a far uscire allo scoperto questo genere? G.M.: Certamente. Internet è davvero un bel posto dove poter mostrare i propri lavori e non c'è dubbio che aiuta il genere del collage ad avere una grossa visibilità che non potrebbe avere altrove. Adesso ci sono tanti magazine on-line e community dedicati al collage e ad altri generi. E, visto che il pubblico racchiude tutto il mondo, non c'è nulla di più potente per mettersi in mostra. Al contrario delle gallerie e dei musei. Sono sicuro che tanti creativi considerano Internet come il luogo perfetto per esporre. D.C.: Pensi che esista una community ben precisa intorno a questo tipo di collage? C'è un movimento artistico ben identificato, con un nome o un manifesto, oppure è qualcosa di estemporaneo? G.M.: Ci sono tante community on-line e molti sodalizi tra i vari artisti. Ma penso che la maggior parte di essi siano coinvolti in maniera individuale, trovando nella community semplicemente qualche spunto interessante. D.C.: Parlami del tuo approccio con la rete. E' una caratteristica importante per il tuo lavoro o ha solo un'utilità secondaria? G.M.: Internet gioca indubbiamente un ruolo importante. Ad esempio, l'opportunità di mostrare un portfolio, mi fa conoscere altra gente che la pensa come me. E, recentemente, ho aperto una galleria virtuale su Secon Life. E' un bel posto dove pubblicare i lavori perchè permette di presentarsi in maniera diversa rispetto al classico sito piatto. D.C.: Hai mai usato Internet per collaborare con altri autori? G.M.: Sì, questo è un altro aspetto interessante. E' davvero facile mettersi in contatto con altri artisti. Tempo fa ho conosciuto il web designer / artista italiano Bruno Savona. Abbiamo deciso di realizzare insieme un progetto di collage, dove i lavori venivano passati reciprocamente per essere continuati e completati. Così abbiamo fatto un libro, che per mesi ha fatto vai e vieni dall'Italia alla Danimarca. E' stata un'esperienza molto interessante lavorare in questo modo - non sapevi mai cosa tornava indietro.
D.C.: Usi diversi strumenti per realizzare le tue immagini. Ma se dovessi sceglierne solamente uno, quale sarebbe il preferito? G.M.: Ho dei progetti per realizzare video-arte e sculture. E' solo la mancanza di tempo che mi tiene lontano dall'esplorare meglio queste tecniche. Ma la scultura, sia su legno che su pietra, è qualcosa che ho intenzione di utilizzare in futuro. Però, al momento, sento che mi esprimo meglio con il collage, ed è questa la mia tecnica preferita. D.C.: Cosa ti rende più creativo? G.M.: L'arte e la musica. La musica significa molto per me. Mi dà una spinta. Quando lavoro a qualcosa, sento parecchia musica Dark come Joy Division e Swans ... o alcune basi elettroniche. D.C.: Siamo arrivati alla fine! Vuoi parlare di qualcosa che non ti ho chiesto? G.M.: Qui, alla fine dell'intervista, ho solo una cosa da dire. Adoro il vino rosso italiano. Ma berlo, sfortunatamente, mi porta a fumare troppe sigarette. LINK CORRELATI ALL'ARTICOLO
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