Brain Twisting - Web Magazine
Cerca su Brain Twisting:
FRANCESCO MAI E LE SUE SCULTURE ALIENE
Articolo di Giuseppe Occhipinti | Data: 9 Gennaio 2008 | Link correlati all'articolo | Ultimi commenti ricevuti (0)
Francesco Mai è un giovane artista italiano, scultore digitale di forme organiche o pseudo tali, plasmatore di una realtà non tangibile ma ugualmente reale. Una trasposizione del classico termine di scultore, un riadattamento del termine ad un contesto informatico e contemporaneo, in cui Mai, incide coordinate di un mondo virtuale nella ricerca di una forza comunicativa che altri hanno trovato nella pietra.

Scene Mollus Ola - © Francesco Mai

Giuseppe Occhipinti (per Brain Twisting): Ho letto con interesse le risposte che hai dato nell'intervista di cui si trova il link sul tuo sito. Dici che hai provato subito interesse per la computer grafica. Vorrei che mi spiegassi cosa ti ha attratto, qual è stato il motore scatenante questo fascino o un'episodio che tieni gelosamente in memoria.

Francesco Mai: Prima di iniziare vorrei ringraziare Daniele Cascone e Giuseppe Occhipinti che hanno mi hanno dato la possibilità di realizzare questa intervista.Fatta questa doverosa premessa posso dire che la cosa che più mi ha affascinato (e mi affascina tutt'ora) della computer grafica è riassumibile in una sola parola: possibilità.Fin dagli albori del mio primo computer, un Amiga Commodore 500, sono rimasto meravigliosamente abbagliato dalle potenzialità dell'informatica, in particolar modo dall'embrionale capacità di disegnare al computer. Ricordo ancora come se fossero di fronte a me le icone e i menu del mitico De Luxe Paint, un programma di pittura digitale della allora semisconosciuta Electronic Arts. L'idea di cancellare, di cambiare strumento e pennello, di mettere un colore dove prima ve ne era un altro, così,ad libitum e all'infinito mi ha spalancato una visione su un mondo fatto di bit "creativi". E il confronto con il mondo artistico classico fatto di atomi fin da allora mi è parso impietoso. Mi è sembrato fin da subito che tutto il processo creativo (non certo il risultato) dell'arte classica fosse lento, limitato e farraginoso. In fondo rispecchia anche la velocità sociale di un popolo. E' stato come se la fantascienza fosse scesa sulla Terra e io ne fossi il fruitore massimo. Ho sempre avuto l'idea che la CG sia come un cavallo selvaggio da domare, da piegare alle proprie esigenze; tanta energia che richiede altra energia per ottenere il risultato. Ecco, tutto questo era ciò che mi aveva colpito venti anni fa. E sì che i programmi e i computer erano estremamente limitati in quegli anni. Non vi dico che goduria arrivare al giorno d'oggi, software dopo software, CPU dopo CPU. Ormai posso affermare con certezza che attualmente il processo artistico digitale non è soggetto a nessun vincolo, nessuna restrizione se non la propria fantasia. Penso che per un artista concettuale sperimentatore il computer sia una meta obbligata. E' come una sfida contro se stessi il domare le sue (intese del pc) e le tue potenzialità e possibilità, esplorare le infinite soluzioni e tutti i bivi che si possono intraprendere. Può essere una sfida non facile.


Alien organic spacecraft duo - © Francesco Mai

Alien organic spacecraft duo (dettaglio) - © Francesco Mai

Boccosa doppia no volumetric - © Francesco Mai

Boccosa doppia no volumetric (dettaglio) - © Francesco Mai

G.O.: Osservando con attenzione le tue opere non ho potuto fare a meno di guardarle con occhio ingegneristico e rimanere incantato dalla modellazione, immaginando le moltitudini di mesh che costituiscono i tuoi volumi e gli algoritmi che si tramutano in riflessi e luci. Il periodo cyberpunk osannava proprio a questo futuro in cui il programmatore diviene artista. Non credi che la grafica 3D sia uno delle tipiche espressioni di questa teoria?

F.M.: Grazie per i complimenti.Paradossalmente pur creando immagini e situazioni, diciamo così "fantascientifiche" e alla "Giger" (grandissimo e assoluto gigante dell'arte moderna), non riesco e non voglio inquadrarmi in uno stile, in una scuola, in una corrente. Se però mi dici che il manifesto cyberpunk, nella sua mostruosa anticipazione dei tempi, aveva anche previsto la figura del programmatore-informatico-artista, allora in un modo o nell'altro ci cado dentro anche io e quindi non posso fare a meno che conformare la teoria.

G.O.: A tal proposito, immagino che tu abbia competenze di programmazione, sviluppi dei personali plug-in per la modellazione o la texturizzazione delle tue opere? E se così fosse, partendo dal presupposto che il risultato è ottenibile solo tramite il processo che adotti, mi viene da pensare che l'opera d'arte è insita nel processo e non nel risultato. Cosa ne pensi?

F.M.: A dir la verità mi piacerebbe molto sviluppare dei plug-in ad hoc in modo da piegare ancora di più alle mie esigenze creative la meravigliosa macchina informatica. Purtroppo sono un pigro e le mie conoscenze di programmazione non vanno oltre tre righe di Basic. Magari verrà il tempo anche per queste procedure mentali, ma adesso non ne ho né la voglia né il tempo. Inoltre ritengo che attualmente i software siano così avanzati rispetto a qualche anno fa che ormai sono completi di tutto. E poi, per ogni eventuale mancanza o esigenza particolare, ci sono i bravissimi studenti, professionisti o magari anche semplici amatori che mettono generosamente a disposizione per la collettività via Internet plug-in e programmini vari. Complimenti a loro! Tornando alla seconda parte della domanda devo dire che io considero il computer un mezzo, né più né meno di uno scalpello o di un pennello. Ovviamente in base a come utilizzo lo strumento il risultato cambia. In fondo io considero il risultato come il raggiungimento massimo dell'equilibrio e dell'armonia oltre il quale non si può andare. E' un po' come pilotare il puzzle del caos e del caso... quando ogni tassello è a posto l'opera è pronta. Sostanzialmente le parole giuste per me sono queste: "L'opera d'arte è insita nel processo e anche nel risultato."

G.O.: Mi interessa molto il punto in cui tu affermi di aver preso spunto dalle forme organiche che hai approfondito nel corso dei tuoi studi accademici. Diversamente dal passato, in cui la macrostruttura della natura era spunto per l'estetica, oggi le microstrutture degli organismi diventano spunto per la struttura in archiettura, ingegneria e secondo me anche nei tuoi lavori. E' possibile che ci sia a tuo avviso una presa coscienza dell'imparare dalla natura o i tuoi lavori prescindono da questi percorsi e sono solo influenzati dalle bizzarre forme che la vita crea?

F.M.: Domanda molto interessante. Io credo che, dato che noi stessi facciamo parte della Natura (anche se siamo l'unica specie che riesce a distruggerla), usiamo il suo linguaggio e quindi certe assonanze e similitudini che l'uomo crea è perché usiamo strumenti (sia mentali che fisici) tarati sulla sua lunghezza d'onda. Mi spiego meglio: poiché la natura ci ha selezionati e modellati in un certo modo, noi vediamo, sentiamo e siamo sensibili alle forme che lei stessa crea perché ne siamo i figli. Più o meno inconsciamente riconosciamo una fratellanza in tante cose. Fratellanza, parola che per caso lontanamente ne richiama un'altra: frattali. Ovvero il linguaggio matematico e creativo della natura che accomuna tutto, dalla forma del D.N.A. all'andamento dei mercati azionari, dalle migrazioni delle locuste alle strutture delle nostri polmoni, dalle maree fino alla forma delle nuvole, passando da uragani e battiti d'ala. Credo che alla fine ci sia un doppio filo che lega la natura all'uomo. La natura influenza l'uomo e l'uomo influenza la natura. Il flusso del cordone ombelicale è passato da senso unico a doppio senso. Speriamo bene per il futuro di entrambi! Una precisazione: nell'ultima parte della domanda si parla di bizzarria di forme. In realtà teniamo ben presente che se un organismo ha una tale struttura è perchè è stato selezionata la più adatta delle sue alternative possibile in quel contesto. Quindi anche le forme più strane che possiamo vedere sia a occhio nudo che con il microscopio sono in realtà le migliori che si potessero avere, le più funzionali in quella determinata situazione. Probabilmente anche noi abbiamo una struttura estremamente pittoresca per gli occhi di un altro essere vivente. Io sono molto attratto dalla forma e dalle strutture che la natura crea ma penso che questa attrazione ci sia perché in fondo anche io meccanicamente sono modellato come ciò che sto guardando e che mi affascina. E' un concetto un po' difficile da spiegare; è come se la natura guardasse se stessa.


Alien Rann
© Francesco Mai

G.O.: Non hai mai pensato a fornire alle tue opere una terza dimensione? Sfruttare nuove tecniche come quelle di prototipismo? Non pensi che l'uso di queste tecniche rimarcherebbe il valore del file, come tu stesso asserisci di voler sottolineare?

F.M.: Devo dire che mio padre Gianfranco, pittore e scultore classico, mi ha sempre incitato a realizzare opere tangibili. Ma certe complicanze, certi passaggi di forme non credo siano realizzabili con il metodo della scultura analogica. Troppi problemi di struttura, di portanza, troppi costi di fusione e poi anche se realizzati ci sarebbe da affrontare la problematica inerente al loro peso e il loro spostamento per le mostre, soprattutto quelle all'estero. Ho sentito molto parlare della prototipazione rapida e so che ha fatto passi da gigante ultimamente. Non ho mai avuto l'occasione di vedere da vicino l'intero processo ma mi affascina molto anche se mi sembra sacrilego ed eretico selezionare la voce "print" come un comune documento cartaceo e ottenere un prodotto che esiste anche nello spazio. Se la tecnica lo permettesse farei certamente anche delle stampe 3D delle mie opere e non solo 2D come ora. Sicuramente il valore del file aumenterebbe di molto. Scherzosamente potrei ,una volta creato il modello, dipingerlo e fotografarlo in differenti pose e condizioni di luce e di ambiente e andare a simulare il processo di rendering! Questo sì che sarebbe una nuova frontiera mentale: vado a simulare quello che di per sè è già una simulazione! Sarebbe una perversione concettuale ma almeno sai che risparmio di tempo? E così almeno alcuni galleristi (alcuni anche famosi) vedendo le mie opere non sbaglierebbero a considerarle belle foto di belle sculture come ogni tanto accade oggi.

G.O.: Le tue opere sono sempre decontestualizzate. C'è un motivo?

F.M.: In questo modo le mie sculture risaltano di più, la loro magnificenza è più visibile. Anzi, sono loro che dominano completamente la scena e lo spettatore con la loro monumentale monoliticità. Lo scenario senza contesto blocca il tempo, non ci sono riferimenti, potrebbero essere organismi alieni di età antichissima come anche futuri abomini genetici. In ogni caso loro sono lì, eterni, da sempre e per sempre.

G.O.: Passando a delle domande che riguardano problematiche più concrete, vorrei capire bene quali sono i canali che usi per la vendita delle tue opere e quale compromessi o rapporti hai instaurato con galleristi o pseudomecenati.

F.M.: Parlando del vile denaro devo dire che l'ideale sarebbe organizzare tutto via Internet. Le mostre, pure con il loro prestigio e valore troppo spesso si trasformano in un mero evento mondano e io un po' sfuggo da queste cose. Certo, è piacevole e gratificante parlare con gli ospiti, sentirsi fare i complimenti, rispondere a come ho realizzato questo e quello. Riconosco che in ogni caso sono un mezzo (lento, molto lento ma classico, oserei dire obbligatorio) per avere visibilità e farsi conoscere. E allora perché non organizzare mostre via Internet dove chiunque può venire a trovarti a ogni ora del giorno anche se dista 20.000 km? Può farti domande, critiche, osservazioni e acquistare proprio come in una galleria classica (solo che da me compra a metà prezzo...). La risposta è sul mio sito francescomai.com. Ho realizzato insieme a Pixtura e Next2Art, due società italiane dedicate al commercio di arte moderna, un progetto di vendita (a una frazione del prezzo) a tiratura illimitata di una piccola parte delle mie opere,quelle giovanili chiamiamole così, per vedere come reagisce il mercato. Il mio core business comunque è e rimane la vendita di pezzi di grande formato in tiratura di 9 pezzi. Devo dire che fino ad ora ho incontrato persone sempre cordiali che apprezzano molto il mio lavoro e quindi si crea sempre un clima di reciproca fiducia che può fare solo che bene. Comunque ribadisco che le vendite only Internet saranno il mio futuro dopo aver esposto nei punti cardini dell'arte.


Brucosa larvosa - © Francesco Mai

Brucosa material - © Francesco Mai

G.O.: Sfortunatamente lo spazio a nostra disposizione volge al termine. Vorrei lasciarti la possibilità di aggiungere liberamente qualcosa.

F.M.: Ringrazio per lo spazio messomi a disposizione. Vorrei un attimo parlare delle difficoltà che c'e' in Italia a parlare di arte digitale. Sarà il passato artistico della nostra bella e bistrattata penisola, quasi tutto legato all'arte classica e religiosa su commissione, ma troppo spesso qui da noi tutto quello che è in relazione al computer non viene visto di buon occhio. Come al solito siamo fanalino di coda anche in questo frangente. Basta andare in Germania e trovarsi, per quanto riguarda l'arte digitale, proiettati non dico su un altro pianeta ma su un'altra galassia! Spero che le cose cambino in fretta e che la gente capisca il valore di questa arte e che il computer è solo un (potente) mezzo a disposizione del creativo. Non fa tutto lui come i più pensano. Anzi, per poter "manovrare" un arnese informatico ci vogliono gli stessi studi e fatiche (se non di più) di chi scegli di percorrere l'arte classica. Solo che poi gli sforzi vengono ampiamente ripagati a patto di non lasciarci il lume della ragione in qualche remoto angolo del cyberspazio...

LINK CORRELATI ALL'ARTICOLO
ULTIMI COMMENTI RICEVUTI
Non ci sono messaggi.
Il progetto Brain Twisting è stato chiuso nel 2009. Rimane però l'archivio di quanto è stato fatto, a testimoniare un periodo vivace e costruttivo che ha caratterizzato per anni questo progetto.

Autori
Artisti digitali, illustratori, fotografi... gente che vive di creatività. Qui possiamo conoscerla meglio, osservando le loro opere e leggendo le loro interviste.

Articoli e interviste
Articoli, reportage, approfondimenti e interviste realizzate dalla redazione.

Around the web
In giro per il web a caccia di quei siti degni di nota. Una raccolta sterminata, un'indispensabile fonte di ispirazione per tutti i gusti.

Video segnalati
Da tempo il video ha preso piede su Internet. E qui è possibile trovare quei filmati degni di nota: dall'animazione in computergrafica al cortometraggio sperimentale.

News
Piccoli assaggi quotidiani per tenersi informati sulle ultime novità riguardanti il mondo dell'arte e della grafica.

Eventi, mostre e contest
Mostre, manifestazioni e contest segnalate da Brain Twisting.