WHOO!
Articolo di Daniele Cascone | Data: 31 Luglio 2004 | Link correlati all'articolo | Ultimi commenti ricevuti (0) E' molto attivo sulla scena italiana ed estera: il suo nome di "battaglia", che sicuramente avrete sentito in giro, è Jacklamotta. Passo dopo passo ha costruito un insieme di iniziative, collaborazioni e progetti di cui poter andare fieri (basti pensare ai recenti "Toggle" e "You and I Productions"). A voi l'intervista!
Daniele Cascone (per Brain Twisting): Toggle, Design Radar, Gara di Nervi ... certo le attività non ti mancano ... ma trovi il tempo per dormire? Jacklamotta: Adesso che sto ridisegnando con Michael McGrath (http://www.dirtybrush.com) e Pat (http://www.fallonyourhead.com) la nuova versione del sito You and I Productions (http://www.youandiproductions.com), credo di aver perso anche le ultime 4 ore di sonno che mi stavo garantendo ... scherzi a parte, sì, gli sbattimenti sono parecchi, ma parallelamente alla mia crescita personale (tentativo continuo) sto cercando di dare il mio contributo all'interno di diversi progetti collettivi, alcuni dei quali da te elencati nella tua domanda. Le due cose procedono di paripasso. E devo dire che sto ricevendo parecchio dalle persone (artisti, autori, scrittori, ecc...) con cui ho quotidianente a che fare. C'è una interazione del tutto orizzontale tra i soggetti che partecipano a questi progetti, i quali a mio avviso, tra alti e bassi fisiologici, stanno iniziando a muoversi secondo un percorso finalmente consistente. Con Toggle (progetto che porto avanti con Jeremy "Thinkmule" Pruitt - http://www.thinkmule.com) abbiamo fatto uscire poche settimana fa la seconda parte (di quattro) con tutti i nuovi lavori; di You and I Productions ho già detto; D(R ... beh D(R verrà presto investita dalla versione 3 ma al momento è del tutto prematuro parlare di questo; rimane Gara di Nervi, il mio sitino, ci sono archiviati i lavori che faccio e un po' delle cose che scrivo. Credo mi rappresenti ancora perfettamente, anche se è passato piu' di un anno da quando l'ho messo online. E questo è importante.
D.C.: Come ti definisci maggiormente: scrittore, redattore, designer, artista ... o altro? J.: Diciamo che mi interesso di comunicazione. Linguaggio/i, parole, segni, espressioni, strumenti, soggetti, collettivi. Serve una sintesi affinchè le persone possano parlarsi e possano capirsi mentre si parlano. Servono, secondo me, progettualità e costruzione di momenti collettivi. Contro l'individualismo imperante e caratteristico di questa società. D.C.: Parliamo del tuo lato legato alle arti "visive": quali sono gli strumenti di lavoro che preferisci? J.:Lavoro con ritagli di giornale, fotocopie, colori, pennelli, fotografie, carta da parati, digitale, pennarelli. Ultimamente, grazie anche al lavoro fatto per Toggle, sto cercando di sviluppare maggiormente la ricerca sulla materia. In realtà ogni lavoro nasce prima di tutto da uno scritto, che mi è necessario per costruire sia il contesto che le immagini che solo successivamente andrò a realizzare sul piano grafico/visivo. Penso che la prima parte di questo processo sia vitale non soltanto per il mio lavoro ma anche e soprattutto per me. Vorrei avere più tempo e più concentrazione per scrivere, semplicemente. Sviscerato il testo in ogni modo, passo, come dicevo prima, alla realizzazione delle immagini, le quali si possono comporre di tutti quegli elementi che elencavo in principio.
D.C.: Toggle Magazine: mi ha colpito parecchio sia per la stretta collaborazione di due autori che porta ad una mescolanza di stili e sia per il fatto di volerlo stampare ... vuoi parlarci un po' più approfonditamente di questo interessante progetto? J.: TOGGLE magazine nasce prima di tutto da una necessità di confronto tra stili e percorsi, ricollegabili in qualche modo all'arte (nel senso più ampio del termine), propri del sottoscritto e di Jeremy "Thinkmule" Pruitt. O meglio, la messa in opera della definizione di autore: non soltanto qualcosa da dire (da scrivere, da dipingere, da formare, da cantare...) ma qualcosa che è nei fatti e nella sostanza comunicazione reale, relazione con chi sta dall'altra parte (non soltanto del progetto, ma anche del video, o dei singoli lavori contenuti nei numeri fin qui pubblicati), ben oltre i nostri specifici percorsi, o posizioni soggettive. L'altra caratteristica principale, almeno nella fase originale di TOGGLE è stata la decisione di approfondire questa "sfida" su un piano nuovo per entrambi (preciso: per entrambi, non per l'arte). L'ultima caratteristica riguarda la modalità di lavoro: non avrebbe avuto molto senso iniziare un progetto di questo tipo, facendo leva su strumenti già in qualche modo sperimentati o addirittura verificati. Da qui l'"obbligo" di aprirsi a "cose" nuove, che nel mio caso ha significato una apertura verso colori, superfici, carte trattate (da ritrattare), e altro ancora. D.C.: ... e a proposito di collaborazioni: sono convinto che il web più di ogni altra cosa abbia messo in risalto e agevolato la cooperazione tra vari artisti; c'è molta voglia di creare insieme, di sentirsi slegati dai classici canoni artistici, di voler far parte di un movimento comune ... questo lo trovo in molti dei tuoi progetti .... secondo te c'è un nuovo modo di concepire l'arte, oppure è semplicemente una mia impressione? J.: Internet ha avuto il grandissimo pregio di azzerare le distanze e di creare microsocialità particolari e vive, ma non lo scopro io oggi, è già un dato di fatto. Ora, per quanto riguarda il termine "arte" ho mille e mille difficoltà nel rapportarmici. Faccio sempre e comunque riferimento alla "comunicazione" e da lì per il momento non mi scosto. Parlavo di microsocialità. Interelazioni continue tra individui ed esperienze. Scambi orizzontali. Obiettivi minimi comuni. Tentativi che vanno bene. Altri meno. In realtà la differenza penso sia unicamente nella ricerca di una collettività non soltanto di strumenti artistici e di linguaggi ma anche di esperienze umane, o meglio di strumenti artistici e linguaggi strettamenti legati alle esperienze generali di ognuno di noi. Ma anche in questo, non trovo che via la messa in pratica di un nuovo modo di "concepire l'arte" quanto piuttosto la continua ricerca di stare nel presente, piedi saldi a terra, spingendo in avanti. D.C.: Parecchia gente segue questo genere di arte. Ci sono molti autori in gamba che realizzano opere con l'ausilio di collage, tipografia, digitale, materiali e sperimentazioni varie, come del resto fai anche tu. Pensi che si possa definire una scena ben precisa oppure è una moda momentanea? Ha un nome? J.: Penso che la definizione "mixed media" sia la più appropriata. Per quanto riguarda tutto il resto, lo lascio agli occhi della gente, non sono interessato ad entrare nel merito della questione. Se le cose si contano sul concreto, allora saranno i lavori a determinare relazioni con chi sta dall'altra parte. Se avranno questa forza vorrà dire che è comunicazione. Sul discorso della scena, diciamo che esistono collaborazioni continue tra autori/artisti ma che forse è ancora presto per parlare di scena. A meno che per scena non s'intenda la somma di percorsi individuali in qualche modo avvicinabili tra di loro per affinità di ricerca e/o di strumenti utilizzati. Ma se invece di somma, facciamo riferimento a "prodotto", quindi ad una sintesi "a più teste", allora ritengo che siano necessari ancora maggiori spazi collettivi e maggiore progettualità. D.C.: Alcune delle tue collaborazioni sono fatte con artisti esteri ... cosa pensi della situazione in Italia? C'è meno scelta? J.: Di scelta in Italia ce n'è, eccome! Ci sono nomi, esperienze, idee e realizzazioni, sia dal punto di vista artistico che prettamente commerciale. Trovo che negli ultimi due anni ci sia stato una buona spinta in avanti in questo senso che abbia portato maggiore qualità nelle produzioni proposte. Ritengo anche che sia necessaria una maggiore professionalità (io per primo) con cui sviscerare ogni nostro passo soprattutto quando si esce dal proprio "io" per dare vita a (micro)socialità trasversali. E' su questo punto che forse manchiamo rispetto a paesi come Svezia, Spagna o Germania (per rimanere circoscritti all'Europa). Ed è su questo punto che a mio avviso dovremmo/dovremo cercare di spingere ulteriormente da qui in avanti. D.C.: Jacklamotta fuori dal web e dai suoi progetti ... che tipo è? Che cosa gli piace fare? J.: Al di fuori del web, ma in realtà anche via web, mi occupo di istituzioni totali, soprattutto della questione carceraria (dal punto di vista storico, politico e sociologico), lavorando all'interno di un collettivo editoriale che pubblica una rivista che tratta di controllo sociale e politico a 360 gradi, e partecipando ad iniziative e conferenze pubbliche (e ovviamente a manifestazioni stradaiole). Il tema in questione e l'esporsi in prima persone porta per forza di cose ad un "confronto" continuo con i solerti tutori dell'ordine i quali amano muoversi col codice penale oltre che con i manganelli e gas lacrimogeni. Ma so da che parte stare. E non è certo dalla parte del 41bis. D.C.: Siamo arrivati alla conclusione ... penso ti sarai tolto molte soddisfazioni con tutti i tuoi progetti; ma c'è ancora qualche sogno segreto che ti piacerebbe realizzare? J.: Un sogno di rivolta ma di una rivolta praticata. Dalla strada ai linguaggi agli strumenti. cercando una sintesi che sia adeguata al nostro tempo. Niente di più, niente di meno. LINK CORRELATI ALL'ARTICOLO
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